RELAZIONE TECNICA FINALE INERENTE IL RESTAURO DELL’ALTARE LATERALE DELLA PARETE SUD DEDICATO A SAN SEBASTIANO NELLA CHIESA DI SAN PIETRO A LUGO DI VICENZA

OGGETTO: altare in pietra tenera di Vicenza con inserti marmorei policromi; cornice lignea dorata e gradino ligneo decorato

 

EPOCA: 1716 (come da indicazione contenuta nell’iscrizione frontale)

 

AUTORE: ignoto, probabile bottega dei Merlo (1)

 

UBICAZIONE: parete sud della chiesa di San Pietro a Lugo di Vicenza (VI)

 

PROPRIETÀ: ecclesiastica

 

VINCOLI: Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e

Demoetnoantropologico del Veneto

Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici

di Verona

 

DIMENSIONI: Altare altezza m 5

larghezza m 2,37

profondità m 1,03

 

Cornice lignea centinata altezza cm 180

(elemento esterno) larghezza cm 109

spessore cm 6

 

Cornice lignea centinata altezza cm 150

(elemento interno, porticina) larghezza cm 80

spessore cm 5,5

 

Gradino ligneo decorato altezza cm 17

larghezza cm 97

profondità cm 28

 

ISCRIZIONI: Scritta della tabella dedicatoria frontale:

 

D. O. M.

ANT.S LANARO EX LEGATO, COMVNITAS

LUGHI EX ELEEMOSINA PVBLICA, E PRIVATA

CONSTRUXERUNT ALTARE HOC

B. V. M. ROSA.JJ

DICATUM

ANNO DÑI MDCCXVI

SLE RED ANT.O NICOLI

 

DESCRIZIONE

Dalla tabella dedicatoria posta al centro del cimiero, si evince che Antonius Lanaro, con lascito testamentario, e la Comunità di Lugo, con elemosina pubblica e privata, costruirono (o meglio finanziarono la costruzione di…) questo altare, dedicato alla Beata Vergine Maria del Rosario, Anno del Signore 1716, essendo parroco (sub reverendo domino) Antonio Nicoli.(2)

Prima dell’attuale ubicazione, quindi, l’altare trovava posto all’interno della chiesa parrocchiale di Lugo di Vicenza, come si evince dalle visite pastorali. (3)

 

L’altare è in pietra tenera di Vicenza con inserti in marmo policromo.

Il paliotto presenta tarsìe di marmi policromi entro cornici mistilinee in marmo grigio chiaro; ai lati vi sono due volute a ricciolo in pietra di Vicenza con testina di angioletto.

Nella mensa, in marmo come il paliotto, si notano i segni dello spostamento della pietra contenente la reliquia.

Due colonne marmoree aggettanti, poggiano su basamenti con cherubini e sono sormontate da capitelli corinzi; questi, a loro volta, sorreggono volute su cui vi sono due putti che tengono tra le mani ghirlande di rose; ai lati delle bianche lesene poste alle spalle delle colonne, si trovano volute a cartiglio arricchite da festoni di frutta e da putti sorreggenti cornucopie.

Il cartiglio del cimiero, recante al centro la tabella dedicatoria, è arricchito da festoni e da un mascherone posto alla base che si evolve in elementi fitomorfi.

Più in alto, si trova la colomba dello Spirito Santo circondata da una nuvola.

Due angioletti sovrastano la nicchia contenente la statua di San Sebastiano; si tratta di una scultura policroma in gesso del 1948, sostituzione dell’originaria in legno policromo, andata perduta.

La nicchia è intonacata e decorata con fondo azzurro e stelle dorate; è racchiusa da una cornice lignea laccata di bianco con intagli a foglia oro, che a sua volta si sviluppa con un’anta interna provvista di vetro.

Alla base della cornice si trova un gradino ligneo, la cui alzata è dipinta con specchiature a finto marmo grigio.

La cornice lignea e il gradino non appartenevano all’altare attuale, poiché quest’ultimo è provvisto di una sottostante cornice in pietra di Vicenza a specchiature marmoree (4). Potrebbero essere parti del precedente altare ligneo titolato a S.Sebastiano.

 

TECNICA DI ESECUZIONE

L’altare nel suo complesso (esclusi ovviamente gli elementi lignei) sembra opera della stessa maestranza per l’omogeneità dei materiali utilizzati ma, soprattutto, per l’uniformità nella resa dei volumi e della plasticità delle figure.

I marmi sono di origine locale (rosso e giallo di Verona, marmo nero, diaspro tenero) ed anche la pietra utilizzata è la pietra tenera di Vicenza nella sua accezione più ampia, dato che alcuni elementi presentano leggere sfumature cromatiche differenti e questo fa supporre che il materiale utilizzato non provenisse dalla stessa cava. In particolare, gli elementi figurativi degli angioletti, appaiono di una tonalità più chiara e fredda rispetto al resto del manufatto.

In diversi punti dell’altare si notano evidenti segni della lavorazione della pietra e gli elementi aggettanti sono fissati alla struttura tramite ganci e perni metallici.

Inoltre, per esigenze liturgiche e legate al culto, in più punti si ritrovano fori e ganci metallici, usati presumibilmente per sorreggere candele, portacandele e drappi.

 

STATO DI CONSERVAZIONE - INTERVENTI PRECEDENTI

Al momento dell’intervento l’altare non mostrava gravi dissesti dal punto di vista statico, tranne il festone posto sul lato di destra dietro il cimiero che era male ancorato e a rischio caduta.

Si notavano inoltre la perdita di un’ala della colomba posta in alto al centro della nube, la caduta di parte di un’ala di un angioletto centrale (quello di sinistra), la perdita delle fasce frontali dei basamenti delle colonne (volutamente scalpellati) e numerose diffuse cadute e mancanze delle parti più aggettanti (cornici e spigoli).

Nella zona inferiore, ai lati del paliotto, vi erano evidenti fenomeni di erosione e disgregazione dei marmi, della pietra e delle malte di stuccatura per effetto dell’umidità di risalita e della conseguente presenza di sali solubili nei materiali.

Gli inserti marmorei del paliotto mostravano fenomeni di sbiancamento superficiale, come pure quelli laterali esterni alle colonne, forse a causa dell’umidità della parete di contatto: pur essendo a sud, infatti, la parete risente probabilmente dell’umidità dovuta allo scarico di una grondaia esterna, che ristagna sul tetto del rustico annesso alla chiesa.

Erano presenti recenti stuccature gessose molte delle quali, nella parte inferiore, erano disgregate e decoese; nel paliotto si notava inoltre la caduta di alcune porzioni della cornice mistilinea in marmo bianco.

Tutte la parti in pietra erano ricoperte da una pesante ridipintura rosa che spesso sbordava sulle specchiature in marmo e non permetteva una gradevole visione degli elementi decorativi.

Tale ridipintura era stata data, probabilmente, dopo il trasporto dell’altare dalla chiesa di San Giovanni Battista, (avvenuto all’inizio del 1900) per ridare omogeneità cromatica all’insieme ricoprendo le giunzioni bianche in gesso e le superfici annerite dalla polvere e dal fumo delle candele: sotto la ridipintura, infatti, estese zone, soprattutto i sottosquadra orizzontali, presentavano uno strato di nero-grigio molto tenace, dovuto probabilmente dall’accumulo del nero fumo delle candele sottostanti, che si era indurito e carbonatato col tempo.

Gli elementi lignei denunciavano i segni dell’attacco silofago; inoltre vi erano abbondanti depositi incoerenti di polvere, colature di cera, distacchi di elementi decorativi, sollevamenti e cadute di doratura e di colore (il gradino presentava anche un’estesa caduta della preparazione gessosa); nella cornice si notava la perdita di una foglia dorata, caduta forse per permettere l’inserimento della porticina col vetro.

Sia l’anta interna che la cornice, inoltre, presentavano una forte erosione degli intagli lignei lungo il lato inferiore.

 

INTERVENTO DI RESTAURO ALTARE

 

Come prima fase, si è proceduto all’estrazione dei sali solubili nella parte inferiore dell’altare, ai lati del paliotto, tramite impacchi di sepiolite, sabbia fine e polpa di carta (1:1:1) in acqua demineralizzata, applicati sulle superfici lapidee con interposta carta giapponese e lasciati agire fino ad essiccazione, di modo che i sali si depositassero sulla superficie delle comprese applicate.

 

Dopo aver verificato con test stratigrafici che sotto la ridipintura non vi erano tracce significative di cromie né di strati originali, secondo le indicazioni della Direzione Lavori si è proseguito con la pulitura.

Si è agito dapprima con spazzolini morbidi, spugne, bisturi e acqua calda, ritornando poi nelle zone più tenaci con impacchi di 20 minuti di ammonio bicarbonato in polpa di carta e sepiolite.

A questo punto la superficie lapidea appariva molto scurita e disomogenea a causa dei sovracitati depositi di sporco e nero fumo delle candele che col tempo di erano induriti.

In tali zone, quindi, si sono dovuti effettuare ulteriori impacchi con soluzioni acquose di ammonio carbonato al 20% ed EDTA bisodico al 5%, rifinendo con la stessa soluzione a tamponcino e poi sciacquando abbondantemente con acqua calda e con l’ausilio del vaporizzatore.

Le parti in marmo policromo sono state pulite con soluzioni acquose di ammonio carbonato al 10%.

Con la microfresa sono stati abbassati e risagomati i rifacimenti e le stuccature eseguiti durante il montaggio dell’altare perché, pur essendo stati costituiti da materiali compatibili (malte di calce e sabbia), spesso debordavano sull’originale o avevano forme errate e grossolane (v. ad esempio i dentelli della trabeazione ai lati degli angioletti centrali).

Gli elementi metallici presenti e alcuni fori di forma regolare si sono mantenuti come testimonianza storica degli arredi applicati durante la settimana santa. Nelle parti in ferro è stata rimossa la ruggine con carta abrasiva e successivamente sono stati protetti con Paraloid B 72 al 5% in acetone.

 

L’ala della colomba è stata eseguita in pietra di Vicenza dallo scultore Romeo Marinello di Caldogno e poi adattata e incollata con perni in fibra di vetro e resina epossidica per marmo.

Successivamente si è proceduto con l’ancoraggio del festone posto a destra, dietro il cimiero, sempre tramite inserimento di perni in vetroresina agganciati con resina epossidica per marmi.

Gli stessi materiali sono stati adoperati per laricostruzione delle parti aggettanti degli spigoli e delle cornici che erano cadute e per ripristinare la base dei tori delle colonne; la resina epossidica veniva poi ricoperta da strati di malta fino a ricreare le modanature mancanti.

L’arriccio usato per la stuccatura era composto da calce lafarge, cocciopesto, sabbia grossa, mentre gli strati finali erano costituiti da calce lafarge, pietra di Vicenza, sabbia grossa setacciata, polvere di marmo gialla, polvere di marmo bianca di Verona e cocciopesto.

La stuccatura degli elementi marmorei del paliotto (cornici interne mistilinee) è avvenuta con malta a base di grassello, calce tassullo, carbonato di calcio, pietra di Vicenza e polvere di marmo gialla.

Le specchiature marmoree mancanti sono state stuccate a marmorino con una malta di grassello e pietra di Vicenza a granulometria molto fine.

 

Successivamente si è proceduto con la fase di ritocco al fine di riequilibrare cromaticamente le diverse parti dell’altare: le zone più chiare sono stare velate con colori all’acquerello, mentre nelle parti più scure si è operato con una leggera stesura coprente a base di latte di calce, terre e acril 33 al 10%.

Le specchiature in marmo stuccate a marmorino sono state ritoccate ad affresco.

 

Tutte le parti in marmo dell’altare sono state trattate con cera microcristallina al 10% in White Spirit e successivamente lucidate con panno di lana morbido.

 

Si è eseguita inoltre una pulitura leggera con spugne Wishab e pennello morbido della statua di S.Sebastiano e della nicchia: si fa notare che, asportando la ridipintura azzurra lungo il contorno interno in pietra di questa, si sono rinvenuti, sul lato sinistro, alcuni resti di conti a matita eseguiti direttamente sul supporto lapideo.

 

CORNICE E GRADINO LIGNEI

 

La doppia cornice lignea è stata smontata dalla sua sede e le due parti di cui era composta (cornice esterna e porticina interna con vetro), sono state restaurate separatamente.

Ad una preliminare spolveratura con pennelli morbidi e aspirapolvere per eliminare gli abbondanti depositi incoerenti, è seguita la delicata fase di pulitura.

Dopo alcune prove, la metodologia adottata per le parti in oro è consistita nell’utilizzo di un’emulsione grassa composta da un solvent gel di White Spirit con l’aggiunta del 15% di una soluzione chelante di acido citrico a pH 8,5; l’emulsione è stata stesa a pennello e successivamente rimossa a tamponcino, prima a secco e poi “risciacquando” con White Spirit.

Per il fondo bianco, come anche per il gradino ligneo decorato, la pulitura è stata effettuata sempre con un solvent gel di White Spirit a cui è stata aggiunto il 15% di una soluzione chelante neutra di acido citrico.

Le colature di cera, presenti sia sul fondo che sulle parti dorate, sono state ammorbidite con White Spirit e rimosse delicatamente a bisturi.

Terminata la fase di pulitura, le due parti della cornice e il gradino sono stati trattati con PER-XIL 10, antitarlosteso a pennello sulle superfici e iniettato con delle siringhe nei forellini lasciati dagli insetti xilofagi; successivamente gli elementi lignei sono stati richiusi separatamente in involucri di nylon, dove sono stati lasciati per 15 giorni.

In seguito si è proseguito con un generale intervento di consolidamento: gli incollaggi degli elementi decorativi sono stati eseguiti con colla vinilica, mentre i sollevamenti della preparazione e delle parti dorate sono stati trattati con colla di coniglio; per le parti in legno erose e indebolite dall’attacco xilofago si è proceduto con l’imbibizione di Paraloid B 72 fino a rifiuto.

Tutti gli elementi metallici ritrovati nella struttura hanno seguito lo stesso trattamento di quelli presenti nell’altare.

La ricostruzione delle parti lignee mancanti è avvenuta con resina epossidica per legno (Araldite).

Con lo stesso materiale sono stati chiusi anche tutti i buchi dei tarli.

Sussessivamente si è proceduto con la stuccatura, a gesso e colla di coniglio, della grande lacuna sul fronte del gradino e della foglia mancante del lato dx della cornice; su quest’ultima si è poi effettuata una doratura a foglia oro.

Nelle altre parti dorate molto compromesse, si è preferito eseguire prima un ritocco ad abbassamento di tono con colori a vernice, e successivamente riprendere i punti più aggettanti con oro conchiglia stemperato con gomma arabica: in questo modo non si creavano scompensi cromatici troppo accentuati tra le parti vecchie (già in patina e leggermente consunte) ed eventuali parti nuove dorate.

Sul gradino, invece, si è ritoccato dapprima ad acquerello, ricostruendo le specchiature di finto marmo mancante, e poi, dopo la verniciatura preliminare a pennello con vernice a Retoucher, si è ritoccato con i colori a vernice.

Sempre con gli stessi colori si è ritoccato il fondo bianco della cornice.

La verniciatura finale a spruzzo ha concluso l’intervento sugli elementi lignei che in seguito sono stati ricollocati nella precedente sede all’interno dell’altare.

 

Periodo esecuzione lavori: maggio – agosto 2010.

 

Direzione: dott.ssa Chiara Rigoni della Soprintendenza al Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico del Veneto.

 

Operatori: Fiorella Soffini, Laura Maino, Laura Vajngerl,

Stefano Marsura (tirocinante).

 

 

Lugo di Vicenza, 13 settembre 2010.

In fede

 

 

(1) “Scultura a Vicenza”, a cura di Chiara Rigoni, Cariverona, 1999, pagg. 217 – 220.

 

(2) Don Antonio Nicoli fu parroco a Lugo dal 1703 al 1724 (v. “Storia di Lugo di Vicenza e della sua gente”, di Giordano Dellai, La serenissima ed., pag. 202).

(3) Un altare dedicato alla Beata Vergine Maria, fu nominato nella parrocchiale fin dalla visita pastorale del 1620, ma era in legno, mentre nella visita del 1647 era stato sostituito da uno lapideo, già titolato alla Beata Maria Vergine del Santissimo Rosario. L’attuale altare, del 1716, fu riportato nella visita del 1775 e nelle seguenti (v. “Storia di Lugo di Vicenza e della sua gente”, di Giordano Dellai, La serenissima ed., pagg. 178 – 186, e nota n. 133 pag. 221).

(4) Gli elementi lignei dell’altare attuale, potrebbero essere appartenuti all’altare ligneo precedente, sempre titolato a S. Sebastiano (v. “Storia di Lugo di Vicenza e della sua gente”, di Giordano Dellai, La serenissima ed., pagg. 190 - 195).